Morta dopo aver contratto il batterio killer al Maggiore: l’Azienda Ospedaliera condannata a risarcire la famiglia

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L‘Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma è stata condannata in primo grado a risarcire i familiari di M.S., una donna di 71 anni deceduta nel 2019 a causa di un’infezione da Klebsiella, un super-batterio aggressivo. La sentenza, emessa a ottobre 2024, di cui sono emerse le motivazioni in questi giorni, ha stabilito che l’infezione è stata contratta durante il ricovero all’Ospedale Maggiore e che la struttura ha avuto una “omessa vigilanza” sulla paziente.

La vicenda ha avuto inizio il 3 luglio 2019, quando M.S. fu ricoverata per un’operazione d’urgenza dopo essersi rotta l’arteria femorale a seguito di una caduta. L’intervento riuscì e le figlie vennero rassicurate: la dimissione era prevista entro cinque giorni. Ma le condizioni della donna peggiorarono rapidamente. Già il giorno dopo, la donna appariva disorientata e le venivano somministrati dei calmanti.

Il 7 luglio fu trasferita in terapia intensiva, ma la situazione non migliorò. L’8 agosto, dopo quasi un mese di ricovero, venne spostata in Rianimazione. Il giorno seguente, ai familiari fu comunicata la tragica scoperta: la paziente aveva contratto la Klebsiella. “Aveva le allucinazioni e la gamba le stava diventando nera”, ha raccontato la figlia a ParmaToday. M.S. morì il 14 agosto 2019 per una “setticemia multiorgano” causata dall’infezione.

Dopo la morte, la famiglia decise di fare causa all’ospedale. La sentenza ha dato loro ragione, evidenziando una chiara correlazione tra il ricovero e l’infezione. Il giudice ha infatti confrontato due tamponi: quello del 9 luglio era negativo, mentre quello del 9 agosto era positivo. Questo ha portato alla conclusione che la donna avesse contratto il batterio proprio all’interno della struttura ospedaliera.

Il giudice ha ritenuto che ci fosse una “scarsa attenzione alle procedure preventive” da parte dell’ospedale, specialmente considerando la fragilità della paziente. Per questo, l’azienda sanitaria è stata ritenuta responsabile della morte della donna e condannata al risarcimento.